PSICOANALISI LACANIANA

La psicoanalisi lacaniana consiste nell’opera di rilettura del testo freudiano in chiave strutturalista. Jacques Lacan(1901-1981)partendo dall’insegnamento originario di Freud, sviluppa un suo proprio originale pensiero. La rivoluzione freudiana, consistita nel detronizzare l'Io, che riconosce nell'inconscio la vera voce dell'individuo, è il punto di partenza di Lacan. “Ca parle”dice Lacan , che significa “Esso parla”. Più che parlare siamo parlati, non decidiamo noi le cose da dire ma è l’inconscio, il quale si costruisce a partire dall’Altro. Secondo Lacan, il linguaggio, in quanto trama di significanti ha strutturato l'inconscio assegnando all'io un’identità immaginaria. L’individuo è immerso in una struttura di linguaggio, la cultura, che lo anticipa, lo predetermina e sempre lo condiziona. L'inconscio è subordinato a questa struttura, mentre l'io cosciente rimane preda di “narcisismo immaginario”, ossia di un’identità che si appiattisce su un’immagine alienata di sé, l’io s’illude di avere una personalità autonoma e indipendente dalla struttura. In questo senso l'io è un sintomo, è l'alienazione, la maschera, al di sotto della quale sta un ordine che la trascende: il grande Altro. Nello schema di un triangolo equilatero Lacan riproduce i tre registri Immaginario, Simbolico, Reale in cui si declina l’esperienza del soggetto. Il fatto che si tratti di un triangolo equilatero significa che non c’è un registro che domina gli altri, ma i tre piani sono equivalenti e interconnessi. Tuttavia nell’insegnamento classico di Lacan (il Lacan degli anni ‘60) c’è un registro che prevale sugli altri che è il registro simbolico: è infatti il simbolico, il linguaggio, che regola il rapporto con l’immaginario e con il reale, ma questa posizione viene superata negli anni ’70 dove Lacan mette i registri su lati equivalenti, e anzi accorda uno speciale interesse al piano del Reale. La castrazione, intesa come l’accettazione della legge, rende possibile l’accesso al linguaggio, al simbolico e dunque alla realtà. La freccia che va dall’Immaginario al Simbolico è la freccia del senso. La dimensione della verità implica il rapporto tra Immaginario e Simbolico. La verità si dà come simbolizzazione dell’immaginario. Ogni volta che accade la simbolizzazione dell’Immaginario c’è effetto di verità. Ogni volta che mettiamo in evidenza le identificazioni immaginarie che governano la vita di un soggetto, l’effetto di questa interpretazione è un effetto di disidentificazione. L’analisi è un’esperienza di simbolizzazione dell’Immaginario cioè di passaggio dall’Immaginario al Simbolico, tale passaggio genera effetti di verità, ma con l’aggiunta di un limite, perchè la verità non si può dire tutta, non esiste la possibilità di dire il vero sul vero. Nel luogo dell’Altro io non posso ritrovare le risposte che cerco sulla verità del mio essere. Si tratta di una necessaria minorizzazione della verità perché la verità non è qualcosa che io posso pensare di possedere, ma è piuttosto un effetto della Simbolizzazione; non è un oggetto di cui posso appropriarmi. Il lato più importante è il lato che va dal Simbolico al Reale con in mezzo l’oggetto piccolo (a). Questo è il vettore della prassi analitica che è una esperienza simbolica di parola, finalizzata però a toccare e a trasformare il Reale, ossia il godimento. (a) piccolo non è il Reale ma un sembiante del reale, è una costruzione, che offre un supporto alla mancanza a essere del desiderio. L’oggetto piccolo (a)non è un oggetto iscritto come una traccia mnestica nell’inconscio, è qualcosa che si costruisce nella relazione e anche nell’analisi implicando l’analista come supporto. Si parla di costruzione del fantasma che è il modo in cui il passato del soggetto viene riscritto nelle parole che un soggetto rivolge ad un Altro raccontandosi. Nella misura in cui io parlo ad un Altro di ciò che è accaduto sto riscrivendo quello che è accaduto e producendo una nuova storia che è la mia storia più autentica. Nella psicoanalisi parliamo di noi stessi, costruiamo la nostra storia e la costruiamo come nuova sotto transfert, collocando chi ci ascolta non solo nella posizione di chi è il destinatario di questo racconto ma anche di chi è incluso in questo racconto. Avviene nell’hic et nunc dell’analisi, l‘emergenza di una nuova costruzione. La fine dell'analisi allora coincide con il sapere ciò che si dice, il soggetto ormai sa quello che vuole. Ma non nel senso di un potenziamento del soggetto, ma anzi a patto di una destituzione soggettiva. Il soggetto acconsente alla pulsione, cede sulla padronanza, realizzandosi si perde. Correlativamente l'analista decade, si eclissa, lasciando intravedere, con la caduta di tale sembiante, l'oggetto pulsionale che ricopriva, quel frammento invisibile che sempre ci muove verso qualcosa o qualcuno.

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